Il tormento di Pedì di Roberto Dal Molin

30 luglio 2010

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Il romanzo è tratto dalla storia vera dell’autore e dell’adorato figlio Filippo, l’autore si presenta sotto uno pseudonimo per evitare ritorsioni e per tutelare il figlio.

Filippo subisce continue violenze ed abusi sia psicologici che sessuali da parte del nonno materno e, dei parenti che sanno ma tacciono. Dietro tutto ciò la congregazione dei “Testimoni di Geova” che legifera sulla vita privata dei propri adepti attraverso regole , riti e giochi di potere. In primo piano un sistema che si avvale dell’opera di assistenti sociali, forze dell’ordine e neuropsichiatri

infantili e che nega ad un padre ogni suo diritto,Una storia di fughe di violenze ed amore infinito,e ancora denunce sofferenze e diniego totale da parte del padre pur di riuscire ad amare serenamente il proprio figlio; un diniego che non porta alla resa di un padre combattivo,che fa valere i propri diritto e quelli del figlio.

La verità è soffocata dalle tante bugie, comprese quelle della madre.



ENZA IOZZIA


Le 12 lune di Marco Finco illuminano il cielo di Piove di Sacco

22 luglio 2010

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Venerdì 23 luglio 2010 alle ore 21:30


presso Libreria Al Buco

Via Mazzini 20 – Piove di Sacco (PD)

Incontro con l’autore Marco Finco

e le sue 12 lune


Lettere dal Senegal: Chiara Barison su Corriere Immigrazione

21 luglio 2010

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‘Dom djoi touki mo mak bay yam’ (Il figlio che ha viaggiato è più vecchio del padre), così recita un proverbio wolof. Quanta saggezza in queste parole, come negare d’altronde l’importanza del viaggio, della scoperta, dell’apprendimento per impregnazione? Ma cosa succede quando a questi figli è negata la possibilità di conoscere, di viaggiare, di decidere dov’è il luogo che più si addice loro? Succederà che questi figli cresceranno coltivando l’idea della partenza ad ogni costo e ad ogni prezzo perché ogni essere umano privato della propria libertà farà di tutto per riconquistarla. E’ da mezz’ora che continuo a scarabocchiare nel mio quaderno, compagno inseparabile delle mie giornate. Il sudore scende lungo la fronte, fa incredibilmente caldo in questi giorni a Dakar. L’estate è cominciata, purtroppo. Cerco di scrivere ma non riesco o, almeno, non come vorrei. Nella mia testa un vortice di idee e pensieri sconnessi, rabbia e stanchezza, frutti del mio essere così lunatica. Ascolto le canzoni muride che il mio vicino di negozio ha messo e mi rendo conto che il mio orecchio comincia ad abituarsi a queste preghiere stridule, il cui suono comincia perfino a diventare piacevole. In Senegal, tutte le certezze si trasformano improvvisamente in incertezze. Con il tempo ho cominciato ad accorgermi di come il nostro sistema di pensiero e di giudizio sia stato plasmato alla perfezione tanto da rendere alcuni stereotipi così radicati da sembrare reali. Continuo a scarabocchiare e penso a quante volte ho sentito frasi del tipo ’se gli africani sono così indietro è per colpa loro; noi lavoriamo, loro non ne hanno voglia; è facile venire qui e fare finta di essere a casa propria, ma è lì che dovrebbero cominiciare a costruire qualcosa se vogliono svilupparsi’. Quante volte le ho pensate anche io. Ignoranza. Non conoscenza. Eppure sarebbe bastato fermarsi per un istante e pensare, davvero è possibile pretendere che un popolo si sviluppi se viene impossibilitato a viaggiare? Davvero possiamo venire qui e dire ai senegalesi di lavorare per il loro paese ma obbligandoli ad essere prigionieri all’interno di confini che noi abbiamo imposto loro? E’ davvero pensabile che l’economia di un paese possa diventare fiorente se è impedito alle persone di circolare e quindi di migliorare, sviluppare, allargare le proprie attività imprenditoriali? Se tutto questo fosse per un secondo invertito e se toccasse vivere a noi la situazione senegalese, se fossimo noi italiani a non poter uscire dai nostri confini, come reagiremmo? L’Italia sarebbe davvero sufficiente all’Italia? Comincio a camminare per le stradine che circondano Sandaga, il mercato storico di Dakar. Ho bisogno di uscire e di osservare la vita. Qui è tutto un pullulare di gente e di mille piccole attività. La gente non si ferma un secondo, tutti indaffarati per cercare di vendere qualcosa. Vivere a Dakar è una guerra. Il costo della vita è in costante aumento, impensabile poter sopravvivere con uno stipendio medio, che si aggira attorno alle 200 euro. Solo l’affitto di un appartamento in una zona periferica è di 80, 90 euro mensili, a cui andranno aggiunte bollette, trasporto, cibo e vestiti. No, i senegalesi non possono viaggiare, così è stato sentenziato dal sistema politico mondiale e da un sistema coloniale mai veramente finito. Le catene si sono solo trasformate dal ferro in carta (nei meglio conosciuti visti) che legano i piedi delle persone impedendo loro di muoversi e di crearsi la possibilità di un futuro migliore, costretti ad accettare che chi ha messo loro le catene sia libero di girare nelle loro strade e di imporre modelli; giudicanti e moralizzatori.

Guardo alcuni ragazzi che conosco, sono seduti vicino le scale del centro commerciale Al Malick Sy, alcuni sono distesi per metà, le gambe a penzoloni. Nessuna possibilità per loro, non resta quindi che ingegnarsi per scovarne una. La via di fuga restano le persone, proprio quelle che vengono dai paesi divenuti inaccessibili a loro. I turisti occidentali, ma anche gli stessi occidentali di origine senegalese diventano il mezzo non solo per fare soldi facili ma anche il possibile ponte tra il Senegal e l’occidente.

In lontananza un gruppo di turisti spagnoli, lo sguardo curioso, arriva camminando pian piano. I ragazzi che prima erano distesi cominciano ad alzarsi. E’ tempo di lavorare, forse oggi sarà la giornata giusta per fare qualche soldo. Prima uno, poi due si avvicinano al gruppo e si offrono come possibili guide all’interno del mercato, per velocizzare i tempi e rendere più facili le negoziazioni spesso lunghe ed estenuanti tra venditori senegalesi e turisti.

I così chiamati ‘boy Sandaga’ prenderanno poi una percentuale sulla vendita che verrà fatta. E allora se il reale costo di un quadro sarà di 20 euro, il mediatore senegalese cercherà di piazzarlo anche a 100, se non 200 euro, dando i 20 euro del prezzo reale al proprietario del negozio e tenedo gli altri, i quali, verrano successivamente divisi con gli amici che non sono riusciti a guadagnare niente durante la giornata. I turisti e i vacanzieri sono il business più fruttuoso a Dakar e in tutto il Senegal. Li osservo e osservo le facce stupite dei turisti che, stanchi di essere accerchiati da mille venditori, accettano di buon grado di essere aiutati nella loro giornata di shopping. Continuo a camminare, lungo la strada incrocio alcune coppie miste che si aggirano tra le bacarelle, sempre qualcuno a fianco, pronto a proporre merce. Seduti di fronte i piccoli negozietti o nei muretti vicini i ragazzi, osservano chi ce l’ha fatta, chi è riuscito a trovare una fidanzata che ha potuto farli viaggiare, farli uscire dal Senegal, sorseggiando un bicchiere dopo l’atro di caffé Touba.

‘Se solo potessi viaggiare, andrei per vedere e poi tornerei’, questa la frase più ricorrente. E’ luglio e cominciano a vedersi i primi vacanzieri, i meglio conosciuti modou-modou o vu cumprà che tornano per le vacanze, tirati di tutto punto. La differenza si vede, eccome. Bastano i vestiti. E per i ragazzi nati e cresciuti qui, tutti figli che non potranno mai essere più saggi dei padri, perché non potranno viaggiare, non resta che osservare quei cappellini e quelle scarpe di marca e sognare di partire per poter poi ritornare al paese e sfoggiare a loro volta un cappellino finalmente nuovo e non usato e regalato dal fratello o dal cugino emigrato e tornato in vacanza.

Lunghi e infiniti sospiri. Questa la colonna sonora dell’estate 2010 a Dakar. Qualcosa succederà prima o poi, e loro, i ragazzi e le ragazze senegalesi ti dicono tutti che a loro non interessa partire, che loro no, amano il loro paese e no, mai e poi mai immigrerebbero clandestinamente. Mentono a me e a loro stessi. Prigionieri di confini fisici e mentali imposti loro da chi invece è libero di viaggiare, conoscere, imparare e migliorarsi. Un altro proverbio wolof recita ’se non puoi studiare viaggia’, già, anche questo proverbio ha un sapore amaro, qui è davvero difficile sia studiare che viaggiare. “Magari una toubab si innamorerà di me e mi sposerà”. Non resta davvero nessun’altra alternativa. E dalle bancarelle la musica rap di Eminem sembra giustificare che qui, in Senegal, ogni mezzo è lecito, pur di conquistare la propria libertà.

Chiara Barison, dottoressa in scienze della comunicazione è attualmente iscritta al corso di dottorato internazionale dell’università di Trieste in Tansborder policies for daily life. Da tre anni collabora con un’associazione culturale basata a Pikine, quartiere periferico di Dakar, chiamata Africulturban che si occupa di creare impresa a partire dall’hip hop. Ha scritto un libro intitolato ‘Lettere dal Senegal’, edito da Altromondo editore e girato tre documentari, tra cui uno, ‘Le invisibili’, parla di donne sposate a migranti partiti all’estero visibile su internet. Attualmente residente a Dakar, sta svolgendo una ricerca su campo sui flussi di rientro dei migranti, sulle nuove forme di migrazione e sull’economia informale, con uno studio sul mercato storico di Dakar, Sandaga.

http://corriereimmigrazione.blogspot.com/2010/07/dakar-clando.html

Il Tantra dell’ingegnere in scena alla Soul Corner

8 luglio 2010

canarutto_cover_webGiovedì 8 luglio alle ore 20:00

presso Libreria Teatro Soul Corner

Via San Quintino 3bis/G – Torino

incontro con Marco Canarutto

autore de

Il tantra dell’ingegnere

Le Issime: Alessandra Varone si racconta su Donna Moderna

8 luglio 2010

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Ciao a tutte! Oggi vi presento alessandra292, una cara amica della community.

Ecco come si racconta.

Mi chiamo Alessandra, ho quasi 32 anni e sto per sposarmi.
Sto finendo medicina, spero di riuscirci entro il prossimo anno, e per mia immensa fortuna faccio, da qualche mese, la scrittrice.

Sei molto attiva nel forum. Cosa ti piace di più? Qual è la sezione che preferisci?
Direi che sono abbastanza attiva, sì: con le ragazze del forum ci sentiamo praticamente tutti i giorni.

La sezione che preferisco? Quella che parla di Libri e in particolare la sottosezione Diventare scrittoriChiacchiere e di tutto un po’ fra scrittrici e aspiranti! Se potete passate di lì: queste signore sono una famiglia meravigliosa!

Hai qualche hobby, qualcosa che ti appassiona?
Suono il pianoforte (poco e male ma mi piace tanto) e amo cantare. Un tempo cantavo per locali, poi è arrivata la scrittura e ora praticamente faccio solo quello!

Cambieresti qualcosa di te stessa?
I chili di troppo! E sono tanti, quasi 35 in più! Regalo di una brutta tiroidite autoimmune non curata al momento giusto. Se devo però dire la verità, il fatto di essere burrosa, alla fine, non mi dispiace poi tanto!

Cosa ami e cosa odi?
Amo la mia famiglia al femminile, “Le Issime”, che non è solo il titolo del mio primo romanzo, ma è davvero il mio gruppo di amiche. Senza di loro non sarei mai stata capace di inviare il mio manoscritto alle piccole case editrici, non avrei trovato l’Altromondo Editore che mi ha pubblicato a costo zero, e non sarei qui a parlare di libri e di me stessa!


Mi hanno insegnato che l’amicizia tra donne esiste davvero, che se noi donne fossimo davvero unite saremmo una forza incontenibile come sono loro!

Un esempio pratico della nostra amicizia? Ho perso mamma 11 anni fa e, nonostante i preparativi del matrimonio potessero essere più difficili senza di lei, non ho sentito la sua mancanza in questi mesi pre-matrimoniali: loro erano sempre con me, in ogni occasione!

Amo la mia casa editrice: sono una famiglia allargata, un gran bel gruppo insomma un Altromondo!

Adoro le ragazze del Forum: Donata, Cris, Sandra, Annalisa, Laura e tutte le altre (perdonatemi ma ancora i nomi di tutte fatico a ricordarli!) sono una fonte inesauribile di affetto! E la nostra amicizia va al di là del forum: ogni tanto ci incontriamo anche nella vita reale.

“Odio” è una parola che non mi piace, forse perchè ho talmente tanto amore nella mia vita che mi assorbe, che spendere del tempo e delle energie per odiare, non fa per me!


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Su Frevarcom il circo della lingua inglese

2 luglio 2010

giulio feat di febbo

British Circus è già on line su

www.frevarcom.org

LEGGI L’ARTICOLO

È on line il Salotto Letterario di Alessandro Fort

30 giugno 2010

On line Salotto Letterario il portale/laboratorio dello scrittore mestrino Alessandro Fort.

Consulente nell’ambito della formazione professionale, psicologo e giornalista, ha pubblicato Sui sentieri, fra le montagne (2001) e Dove vai? (AltroMondo Editore, 2008).

Appassionato di trekking e di arti marziali, trae ispirazione dalle filosofie orientali e dalla natura che lo circonda.

Le issime: ecco l’intervista di ControPagina ad Alessandra Varone

28 giugno 2010

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Alessandra Varone, autrice de

Le issime: la storia di Irene

in diretta su PrimoCanale

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